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Erano tredicenni d’assalto: mettevano il calcio sopra ogni cosa. Il Dio del Calcio era il loro dio. E il Mister il suo profeta. Il calendario delle partite scandiva le tappe di un’avventura.
Sprofondavano nella Bassa, sotto un cielo esagerato, circondati da milioni di peschi. Si inerpicavano tra i monti, su campetti gelati, in fondo a tornanti interminabili. Per scardinare squadre di geometri ben pettinati, che li disorientavano con finte, passaggi di prima e triangoli di perfezione assoluta. Un tunnel che porta dritto a Borgo Ghibellino, una filiale dell’inferno.
In una finale epica, dove ci si gioca il campionato e molto di più.